Storie e profumi antichi per nuove emozioni

Angelo Puddu con Vigan Mustafà (1)Storie e profumi antichi per nuove emozioni la storia di una famiglia legata al mare
A Firenze La Piccola Corte Di Agnese

Ti vengono incontro e sorridono, prima con gli occhi e poi con la bocca, e nei loro occhi vedi il mare, il lentischio e il mirto, le rocce levigate dall’acqua, lenta e continua, gli olivi bassi d’argento. Sicuramente Angelo e Agnese Puddu ci pensano, al loro mare, la nostalgia, qui in Sardegna, la  chiamano “il mal dell’isola” e li capisco, arrivati a Firenze dalla Sardegna per aprire La Piccola Corte, una boutique del pesce, tanto è mignon e curata, adattandosi ai ritmi cittadini di una Firenze dalla cucina impostata sulla “fiorentina”, per cui hanno anche dovuto dimostrare che conoscono il pesce e i mille modi per cucinarlo.
La loro Sardegna è il mare azzurro, vele tese verso il sole, sabbie di velluto, un perenne e 11890916_10206217587032869_4342118183052382899_nleggero refolo di vento, estate attesa tutto l’anno; un fazzoletto di spiaggia, lo sguardo verso le rocce, lisce e levigate dal ritmo lento dell’acqua, il profilo severo dei monti, poi il verde antistante la spiaggia, unico, spudorato nei colori, un trionfo di profumi, mirto, lentischio, olivi nani: qui la storia di una famiglia, persone assolutamente normali, ma non banali, piene di passione per la loro terra, una grande cultura e talento inedito per la tavola, le vele, le barche da pesca, sogni di evasioni per paesi lontani, sogni legati al mare,  una vita cadenzata dal movimento delle onde, una ninna nanna inesorabile, dolce, ripetuta senza tempo che, quando si rannuvola il cielo, prende corpo e violenza come se fosse un dispetto degli dei, un “piccolo mondo” dal basso profilo, ormai nei ricordi dei vecchi, un esclusivissimo e discreto ristorante sul mare quello della famiglia in Sardegna, dove, nelle notti d’estate si poteva ascoltare il fascino del silenzio, ed ognuno di velieri che raccontavano fughe e viaggi, romanzi d’ amore e  d’avventura, vele imponenti, fragili come farfalle, storie di marinai, storie di uomini.

Il mare, come sosteneva il grande scrittore/marinaio Joseph Conrad, è un’ esperienza che 17966765_754060194751482_3970057719228191819_omette alla prova tutti i sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto…….per Angelo va inserito anche il gusto nell’assunto conradiano: un ragazzo cresciuto sul mare, amante del mare così tanto da essere uno chef/pescatore, nato e cresciuto in un lembo di terra incastonata tra il mare azzurro e la durezza dei monti, il profumo del salmastro che si confonde al vento; Angelo vive la sua passione fra la cucina del  ristorante di famiglia e la pesca,  il suo elemento è il mare, per uscire con la sua barca, attrezzata alla pesca, buttare le reti al tramonto e andarle a ritirare alle prime luci dell’alba, piene di pesce, guizzante, vivo,  nella profondità del blu, gli stridi rauchi di gabbiani, con la luce che penetra nell’acqua, sotto il  cielo invernale livido di pioggia, per ripetere all’infinito la storia di un rapporto intenso dell’uomo con il mare, sempre in bilico tra attese e incontri.
Storie, profumi, sapori incancellabili, trasmessi, che oggi il giovane chef ripropone: grande talento, materia prima e la volontà di valorizzare i prodotti del territorio: il successo di un fregila di mare (1)“figlio d’arte” per niente scontato, il paradigma di una cucina semplice, figlia della memoria, i prodotti al centro del piatto, segnati con eleganza da tocchi d’inventiva, una cucina eccezionale di cui il giovane chef è padrone, una base di cucina classica con la sorpresa di piccole variabili geniali per sapori inattesi: il polpo con le patate, gli spaghetti con i paraculi, piccolissimi moscardini appena nati, le alici appena pescate, crude con la cipolla fresca, l’impepata di cozze, il risotto agli scampi, gli spaghetti alle vongole, la carbonara di mare, la frittura inimitabile di un pesce di paranza appena pescato, gli inediti occhioni e i sugarelli, considerati a torto “pesce povero”, la pasta fatta in casa, i dolci di Agnese, vere emozioni, dalle ricette della nonna, custodite e  rigorosamente segrete.

Lo chef Angelo Puddu è la testimonianza di come la cucina, interpretata con fantasia, possa trasformare i piatti della tradizione in momenti di emozioni e che la cucina stessa, come l’arte, sia la cultura di un popolo e di come un talento innato possa emergere in autonomia, al di là di Guide e  stampa di settore, a volte penalizzanti. Per Angelo il Tirreno ha il suo linguaggio, una cucina principalmente di pesce, da sempre basata sulla materia prima, con il rito quotidiano della spesa anche più volte al giorno che porta Angelo fra le bancarelle del mercato con il pesce arrivato ogni giorno dalle barche dei pescatori. In cucina che con la nuova brigata lavora per far arrivare al tavolo piatti della tradizione arricchiti dalla ricerca e dalle nuove tecniche: tanta attenzione al contemporaneo ma l’occhio ben fermo alla storia, per non farsi fagocitare da quelle tendenze destinate a diventare moda per venir poi abbandonate di lì a poco, piatti che parlano un linguaggio fatto di prodotti di mare, dove si trovano attente cotture e accostamenti rigorosi mirati alla valorizzazione di ogni ingrediente, e dove il “rispetto” per la natura di ognuno di esso diventa fondamento di ogni proposta, lo stesso rispetto che da sempre è stato rivolto ad ogni cliente che ha varcato la soglia.
Una passione la sua, il mare aperto e sconfinato, le ricette di casa per un mix di sensazioni, scuola di vita e atmosfere, una filosofia di vita forgiata dalla famiglia, un talento innato per trasformare antichi sapori in nuove e voluttuose emozioni.
In questi giorni una visita inaspettata, Vigan Mustafà, il pugile professionista Kossovaro naturalizzato fiorentino, alla vigilia del combattimento internazionale del 27 luglio prossimo al Palarena di Sesto, che anticipa l’incontro per il titolo italiano categoria mediomassimi.

Ristorante La Piccola Corte Di Agnese
Borgo Ognissanti, 124
Firenze
Press: Cristina Vannuzzi Landini

Trattoria Neromo

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Il fascino discreto dell’Oltrarno nella cucina dei fratelli Guidi

Neromo, sembra quasi una cantilena, fiabe popolate di elfi e gnomi, fate gentili e l’uomo nero, il neromo, leggero come una farfalla, che evoca colori e battiti di ali, mossi da un refolo di vento, sembra uscito da una poesia… un vezzo di un bambino.
Siamo a Firenze, nell’Oltrarno fiorentino, l’atmosfera è d’altri tempi, si conoscono tutti e si chiamano per nome. Il fornaio, l’edicolante, la bottega del restauro, il doratore e il corniciaio, il ciabattino che risuola le scarpe, l’ebanista: sono loro i protagonisti della vita di questo piccolo borgo, un paesino nella città.
La città sembra lontana, qui siamo in Oltrarno, la parte meno conosciuta di Firenze, ormai fatta di turismo del mordi e fuggi, questa è la parte più amata dai fiorentini in quanto non meno glamour, ma qui si respira la vera Firenze fatta di botteghe e fondi, tra un vociare che è quasi un leit motiv affascinante, una base musicale al tran tran cittadino, “le botteghe” dei maestri d’arte dei mestieri dimenticati, tramandati, nozioni apprese da padre al figlio, locali e magazzini appartati, discreti, quasi nascosti.
Qui hanno aperto un locale Gianmarco e Tommaso Guidi, avevano il PantaRei, grande ritrovo di vip e calciatori, e da qualche anno hanno aperto questo sogno,  il loro sogno lungo una vita, fatto di scelte e di coraggio, anche tenacia e professionalità in un mondo difficile come la ristorazione.
Una volta in questo fondo c’era il vinaino, le famose botteghe che servivano per la mescita del vino affiancato da qualche stuzzichino spartano ma gustoso, qui la botteghina di una volta teneva di tutto, dalle lamette da barba ai biscotti,  poi la prima ristrutturazione e la successiva  trasformazione dei fratelli Guidi in un locale di tendenza, con cucina creativa, dove si passa indifferentemente dal pesce freschissimo alla trionfante bistecca alla fiorentina e piatti tipici fiorentini e, primo attore, la pizza, unica, in tutte le stagioni,  quella al tartufo.
Sembra di entrare in un paese incantato, dove la bellezza delle pietre delle pareti a facciavista  si sposa con il morbido bianco del locale, l’ambiente è glamour, di tendenza, molto raffinato, clientela di livello con frequentazione di calciatori, Giancarlo Antognoni, il pugile kossovaro ormai fiorentino Vigan Mustafà, i giovani talenti Bernardeschi e Chiesa con Cesare Prandelli.
L’Arredamento è moderno, le forme che si armonizzano con i cromatismi del cibo, l’ingresso è dominato da un bancone che accoglie gli ospiti nell’attesa,  dalle finestre la luce e il colore che variano negli ambienti, trasparenze impalpabili ed evanescenti che creano emozioni, e fuori la vita e i rumori della piazza dominata dalla Chiesa del Carmine, bella e armoniosa nel suo rigore. E poi il silenzio della notte con gli attimi di magia che danno vita alle forme, capannelli di giovani che ridono nella notte,  sembra quasi di vedere le figure dei vecchi artigiani che toccano i loro capolavori delicatissimi come le corde di un violino per un concerto di archi, per creare nell’insieme un’opera d’arte, che si ripete da sempre, notte dopo notte,  nell’Oltrarno fiorentino.
TRATTORIA NEROMO
Borgo S. Frediano, 23R, 50124 Firenze
055 238 2645
Press: Cristina Vannuzzi

Ristorante Pizzeria da Valentina Travo

Ristorante Pizzeria da Valentina Travo

Leggermente caro

Tornando dalla Val Trebbia ci siamo fermati sulla strada. Location datata e trasandata ma..ci potrebbe anche stare. Spazio all’aperto per mangiare fuori
Cortese e veloce la cameriera .
Non ci è stato dato il menù con listino prezzi (noi cmq non lo abbiamo chiesto)
Antipasto della casa per 3 persone (anche se mi sembrava per 2) c’era la coppa, il salame e la pancetta qualità nella media, un po’di prosciutto non mi sarebbe dispiaciuto (non dico del culattello) 2 pezzetti torta salata e dei sottaceti
Abbiamo poi preso
-1 pizza
-un vassoio con 3 porzioni (non abbonanti) di tortelli con ricotta e spinaci buoni (quelli fatti a caramella) accompagnati da un sugo credo ai funghi erano buoni anche così
-3 dolci tiramisù e semifreddo al torroncino davvero ottimi ed quelli fin troppo abbondanti (ma meglio troppo che poco)
-1/2 vino rosso secco sfuso della casa
-1 bottiglia di acqua naturale
-2 caffe
Conto € 66
Se guardiamo il complesso il locale/la qualita/ quantità (x quantità intendo chese mi fai pagare un vassoio di salumi per 3 persone e invece è per 2e non è almeno divino mi scoccia un po’) e la zona in cui si trova (e i prezzi medi della zona sono più bassi) è leggermente caro soprattutto se condideriamo che non eccelle in bellezza del locale nè in qualità, e soprattutto perchè in zona ho speso meno o ho mangiato meglio con la medesima cifra
Tempo fa ci ero gia venuta e avevo avuto la stessa sensazione, leggermente caro quando sono arrivata alla cassa mi sono ricordata di esserci già stata e che anche quella volta non mi aveva convinto al 100%
Se dovessi dare un voto diciamo che per me arriva nel complesso ad un 6 , il locale prenderebbe un generoso 5 e dico generoso, non sono una che guarda l’estetica del locale, mi interessa principalmente la pulizia del locale e la qualità del mangiare, devo uscire soddisfatta essere felice di aver mangiato bene, cose nuove, cose sfiziose e aver pagato il giusto, mi piace andare a mangiar fuori ovvio che se spendo troppo ci vado una volta in meno, si puo anche pagare tanto, ma se si mangia bene ci sta, devo mettere tutto sulla bilancia e andare a pari
Non ci tornerei ma solo perchè in zona ho sempre mangiato bene, a volte anche meglio, perciò proverei un posto nuovo con tutte le trattorie che ci sono nella Val Trebbia

Visitato a Giugno 2017

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Ristorante Pizzeria da Valentina   Localita Casino Agnelli di TravoTravo (PC)